Errori comuni con la definizione di Drawdown
Errori comuni nella definizione di drawdown
Il drawdown misura di quanto cala la performance rispetto a un precedente massimo. Gli errori più comuni derivano spesso dall’ignorare la parte relativa al “rispetto a un picco”, dalla confusione tra forma percentuale e assoluta, o dall’uso di assunzioni poco chiare. Il risultato è un numero che sembra preciso ma può assumere significati diversi a seconda dei report.
Questo è importante perché il drawdown viene utilizzato per descrivere la pressione al ribasso e il tempo di recupero. Se la definizione non è coerente, i confronti tra strategie, periodi o piattaforme diventano poco affidabili.
Meccanica del drawdown: cosa deve specificare la definizione
Una definizione chiara di drawdown deve includere almeno quattro elementi meccanici:
- Punto di riferimento (picco): il drawdown si calcola a partire dal valore massimo più recente precedente il calo.
- Base di misurazione: è necessario specificare se si utilizza la variazione assoluta (unità di conto) o quella percentuale.
- Allineamento temporale: per tutti i confronti occorre utilizzare la stessa frequenza di campionamento (ad esempio, giornaliera o per trade). Frequenze diverse possono nascondere o esagerare gli estremi.
- Input dei dati: va definito se il calcolo utilizza il valore netto (dopo i costi rilevanti) o quello lordo (prima dei costi).
Un fraintendimento frequente è considerare il drawdown come “l’ammontare perso”. In pratica, il drawdown non è semplicemente una perdita cumulativa; è un calo rispetto a un picco precedente e può recuperarsi senza alterare la logica del picco.
Evidenze ed esempi: come gli errori alterano il risultato
Consideriamo gli stessi valori di un conto nel tempo: 100 → 120 → 90.
- Drawdown assoluto da picco a minimo: 90 − 120 = −30 (un calo di 30 unità dal picco).
- Drawdown percentuale da picco a minimo: (90 − 120) / 120 = −0,25 = −25%.
Un errore comune è riportare solo una delle due forme e confrontarla con un report che utilizza l’altra. Un altro errore è usare un’impostazione basata sul “minimo dall’inizio”. Se invece si misura dal valore iniziale 100, il calo da 100 a 90 è −10 (−10%), che non equivale al drawdown da picco a minimo.
Un secondo errore frequente riguarda assunzioni non dichiarate sul timing. Se un fornitore campiona l’equity solo a fine giornata mentre un altro rileva i minimi intraday, il drawdown peggiore riportato può differire anche se la performance sottostante è identica.
Infine, un errore che genera falsa sicurezza è mescolare risultati reali con output di modelli senza specificare cosa è incluso (ad esempio costi, slippage di esecuzione o gap). Le relazioni storiche spesso non riescono a prevedere il comportamento futuro, quindi la verifica dovrebbe concentrarsi sulla coerenza della definizione, non solo sui numeri passati.
Limitazioni e rischi: quando le definizioni di drawdown possono fallire
Una limitazione significativa è che il drawdown dipende dalla qualità e dal timing della serie di input. Se non è possibile verificare la regola di campionamento, quella del picco o il trattamento dei costi, il numero non è pienamente interpretabile.
Altri rischi comuni includono:
- Confusione tra percentuale e assoluto: lo stesso andamento produce magnitudini e percezioni di gravità diverse.
- Differenze tra definizioni “net” e “gross”: i costi possono alterare materialmente i cali.
- Mascheramento del recupero: alcuni riassunti enfatizzano il drawdown massimo ignorando la velocità di recupero, il che influenza la percezione del rischio.
- Differenze giurisdizionali e di reporting: le convenzioni di reporting dei fornitori possono variare, quindi non si deve dare per scontato che due metriche di drawdown siano calcolate allo stesso modo.
Poiché i risultati variano in base alle condizioni di mercato, ai costi, all’esecuzione e alle convenzioni di reporting, un singolo valore di drawdown non può da solo confermare la sicurezza.
Checklist di verifica e prossima domanda da porre
Per verificare una definizione di drawdown, controllare questi elementi nello stesso ordine:
- Chiedere qual è il “picco” (massimo più recente, massimo assoluto o altra regola).
- Confermare se è assoluto o percentuale e assicurarsi che i confronti utilizzino la stessa base.
- Verificare la frequenza di campionamento (giornaliera, per trade, minimi intraday) e la logica dei timestamp.
- Confermare il trattamento netto/lordo (se i costi sono inclusi nella serie).
- Cercare assunzioni dichiarate: senza di esse, due valori di drawdown potrebbero non essere confrontabili.
Se si vuole andare oltre, la prossima domanda è: “Posso riprodurre il drawdown dalla serie di equity/valore riportata utilizzando le regole dichiarate?” Un calcolo riproducibile è un forte indicatore che la definizione è internamente coerente.