Errori Comuni nel Calcolo del Rapporto Rischio-Ricompensa
Cosa significa “calcolo del rischio-ricompensa”
Il calcolo del rapporto ricompensa/rischio confronta quanto dista dal punto di ingresso l’obiettivo di prezzo di una posizione (la “ricompensa”) con quanto dista lo stop loss (il “rischio”). È comunemente espresso come un rapporto, ad esempio ricompensa divisa per rischio.
Una definizione pratica utilizza la stessa unità di misura per entrambi i valori (ad esempio, pips o punti). Se l’obiettivo è a 30 pips dall’ingresso e lo stop è a 10 pips, il rapporto basato sulla distanza sarà 30/10 = 3.
Si tratta di un confronto meccanico tra distanze. Di per sé, non dimostra né la redditività, né la sicurezza, né la previsione degli esiti. Gli esiti dipendono dal movimento del mercato e da costi come spread, slippage e commissioni, che possono alterare il rischio effettivo e la ricompensa effettiva.
Errori comuni e perché sono importanti
- Mescolanza di unità o punti di riferimento
Un errore frequente è calcolare la ricompensa con un’unità (ad esempio, pips) e il rischio con un’altra (ad esempio, percentuale). Ancora più sottile: la ricompensa potrebbe essere misurata dal punto di ingresso all’obiettivo, mentre il rischio dal punto di ingresso a un livello diverso (ad esempio, uno stop “previsto” rispetto a uno “effettivo”).
Conseguenza: il rapporto può sembrare sensato ma essere numericamente privo di significato. Un rapporto basato su definizioni incoerenti può portare a aspettative errate su quanto movimento di prezzo si sta rischiando rispetto a quanto si mira a guadagnare.
- Uso di basi diverse per posizioni long e short
Per posizioni long, la “distanza dall’obiettivo” e la “distanza dallo stop” sono misurate rispettivamente verso l’alto e verso il basso rispetto al punto di ingresso. Per posizioni short, le direzioni si invertono. Gli errori si verificano quando la convenzione sui segni non è gestita in modo coerente o quando non si usano distanze assolute.
Conseguenza: si potrebbe calcolare accidentalmente un rapporto negativo o gonfiato, oppure si potrebbe ottenere un rapporto tra componenti non allineati.
- Misurazione della “distanza dello stop” non corrispondente al rischio reale di esecuzione
Un altro errore comune è utilizzare la distanza dello stop prevista ignorando le differenze realistiche di esecuzione (ad esempio, la posizione dello stop rispetto al bid/ask corrente, o il possibile slippage attorno allo stop).
Conseguenza: la perdita effettiva può essere maggiore (o minore) di quanto ipotizzato nel modello basato sulla distanza. Il rapporto ricompensa/rischio può quindi differire dall’esperienza reale della negoziazione.
- Dimenticare i costi nel numeratore e nel denominatore
Anche se il rapporto utilizza distanze corrette, la ricompensa monetaria e il rischio monetario non sono puramente proporzionali alla distanza quando esistono costi. Spread e altre spese di trading spostano di fatto il punto di esecuzione dell’ingresso rispetto ai livelli di uscita.
Conseguenza: un rapporto ricompensa/rischio “buono” basato sulla distanza potrebbe non tradursi in un rapporto simile in termini monetari.
- Assunzioni implicite non dichiarate
A volte si presenta un numero di rapporto ricompensa/rischio senza dichiarare le ipotesi: dimensione fissa della posizione, unità di misura coerenti, e se obiettivo e stop sono livelli di prezzo fissi o derivati dalla volatilità di mercato.
Conseguenza: il calcolo diventa difficile da verificare. Senza ipotesi esplicite, due persone possono calcolare rapporti diversi a partire dalla stessa descrizione e ritenersi entrambe corrette.
Esempio con assunzioni (e cosa potrebbe andare storto)
Supponiamo un metodo semplificato basato sulla distanza in pips: rapporto ricompensa/rischio = (distanza ingresso-obiettivo) / (distanza ingresso-stop).
Se l’ingresso è a 1.2000, l’obiettivo è 1.2030 (30 pips di ricompensa) e lo stop è a 1.1990 (10 pips di rischio), allora il rapporto è 30/10 = 3.
Controlli neutri per questo esempio:
- Unità: verificare che entrambe le distanze siano misurate in pips (stesso strumento).
- Riferimento: confermare che entrambe le distanze usino lo stesso punto di ingresso come riferimento.
- Coerenza: confermare che stop e obiettivo siano definiti allo stesso modo (livelli di prezzo vs distanze).
Se invece si misura una componente in percentuale e l’altra in pips, o si calcola il “rischio” usando una definizione di stop diversa da quella implicita nell’obiettivo, il rapporto diventa un confronto incoerente.
Limitazioni e modi di fallimento da monitorare
- I rapporti basati sulla distanza non considerano la probabilità. Un rapporto da solo non può indicare con quale frequenza gli obiettivi vengono raggiunti.
- Costi ed esecuzione possono alterare gli esiti effettivi. Anche se il prezzo si muove come previsto, i livelli di esecuzione possono spostare il rischio e la ricompensa reali.
- Le condizioni di mercato cambiano. Le relazioni storiche tra dimensione del movimento ed esiti delle negoziazioni non garantiscono il comportamento futuro.
- Normative giurisdizionali e regole della piattaforma possono influenzare ciò che è effettivamente applicabile agli stop e alle uscite, ma questi dettagli sono specifici per entità e richiedono documentazione aggiornata.